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‘Sicilia’. One, no one and one hundred thousand Sicilies

Abstract: Sicilia, è una rivista che ancora oggi ha molto da raccontare e insegnare, nella sua assoluta visionarietà così costantemente in bilico tra l’essere un periodico visceralmente siciliana e ancor più palermitana e l’essere una rivista internazionale, contemporanea, poliglotta, sperimentale e proiettata verso nuovi scenari. 
Sicilia, senza timore di potere essere tacciata di inutile campanilismo, merita di essere studiata in modo ben più approfondito di quanto sia stato fatto sinora, attraverso un’attenta analisi condotta nei diversi ambiti disciplinari coinvolti tra le pieghe delle sue pagine. In questa sede proveremo ad approfondire il suo studio analizzando la rivista, quale complesso artefatto grafico, attraverso la lente del design della comunicazione visiva, la disciplina progettuale che ci aiuterà a indagare la sua concezione, il suo sviluppo, il suo evolversi e in particolar modo le sue continue sperimentazioni.

È custodita negli scaffali delle librerie delle famiglie siciliane, in tutte le biblioteche delle province dell’ isola, sulle bancarelle dei mercati delle pulci e impolverata sui ripiani delle rivendite di libri antichi e usati. Porta un nome che non può dimenticarsi, perché è lo stesso dell’isola dove è nata. Ha un formato che non può ignorarsi perché svetta prepotente sulle pubblicazioni più piccole che le si affiancano. È nata moderna e internazionale perché ancora oggi, a trenta anni dalla fine della sua pubblicazione, non ha nulla che la àncori indissolubilmente alla sua età anagrafica.
È Sicilia, la rivista che continua a vivere, non solo attraverso l’azione smaniosa dei collezionisti ma di tutti coloro che, avendola conosciuta, continuano a cercarla, e che non ha proprio intenzione di farsi da parte, indomita e coraggiosa potrebbe confrontarsi con riviste nuove, ricche e patinate e ancor più con quella pallida e fragile imitazione che, portando lo stesso nome e fattezze, da anni la storica casa editrice cerca di distribuire, a cui manca la forza, l’intelligenza e lo spirito vitale che ha caratterizzato la periodica pubblicazione originaria. 
È incredibile e se volete inspiegabile osservare il vuoto teorico che accompagna la storia della rivista, e ancor più nel periodo che segue alla sua chiusura, di lei esistono solo degli articoli disseminati su testi vari, ma mai una ricerca attenta e organica, studi storici e critici su Sicilia che cerchino di ricostruire i tanti e differenti aspetti che hanno determinato la sua nascita nel seno dell’Assessorato Turismo e Spettacolo della Regione Siciliana, come uno strumento che potesse raccontare all’interno ma ancor più al suo esterno, i vari frammenti culturali che compongono la sicilianità. Una sicilianità che ha ben poco di folkloristico e molto di antropologico, un concetto che si ricerca prima nella profondità dei territori, dove affondano le radici di un popolo, ma poi svettano ben lontano da esse, sui lunghi e sottili rami che guardano lontano e costantemente oltre. 
Credo sia importante sottolineare il valore della rivista, nell’ambito del design della comunicazione visiva, un esempio eccellente che più di altri può raccontare, in modo così completo e sintetico, la cultura visiva di un paese che ha finito per influenzare inevitabilmente tutti coloro che, occupandosi a vario titolo della disciplina progettuale, lì sono nati, o lì sono cresciuti, o lì si sono formati. Quello della matrice culturale di un territorio, intesa come complesso di cultura visiva e materiale, riscontrabile poi nei progettisti grafici che in quel luogo lavorano o da quel luogo provengono, è un tema di non facile soluzione. Non uno ma innumerevoli sono i fattori che confluiscono nella formazione di un professionista, ma qualcosa, fosse pure un accenno comune, sarà pur possibile riscontrare, per trascrivere su una ipotetica mappa, traiettorie comuni e punti di convergenza, in grado di stabilire tra i tanti protagonisti, anche di periodi differenti, delle assonanze. Un genius loci che continua a sopravvivere nei territori, a dispetto della nostra difficoltà a scoprirlo e ad ascoltarlo, travolti come siamo da tempi schiacciati e privati della nostra stanzialità. Forse, anzi di sicuro, ha un senso continuare a ricercarlo, pur nella consapevolezza che non tanto i territori e il loro spirito guida, quanto coloro che li abitano, si sono profondamente trasformati e con essi, il loro senso di appartenenza a una sola cultura, a una sola identità, a un solo luogo. Certo la relazione ricercata difficilmente potrà essere biunivoca, dovendo fare i conti con una costante contaminazione di carattere culturale, ma ciò non significa che dalla sua conoscenza si possa prescindere. 
Studiare e conoscere Sicilia acquista il senso di attraversare visivamente e concettualmente un patrimonio grafico e iconografico che racconta, in modo dettagliato e insolito l’ isola, i sui linguaggi, le sue espressioni, i suoi modi, i suoi toni di voce. Un patrimonio che fissa il passato e si scaglia, come una pietra appuntita, verso uno scenario futuro. Un patrimonio prezioso da conoscere e condividere, così come da tradurre e tradire, come solo un figlio irriverente può fare.
Ma è necessario prima di entrare nel merito di un progetto grafico interessante e innovativo, che sarà ripercorso come un volume per capitoli principali, provare a ricostruire il contesto storico, il panorama politico, le tante figure che l’hanno voluta, progettata, realizzata.
 Sicilia nasce nel 1953, come rivista ufficiale dell’Assessorato Turismo e Spettacolo della Regione Siciliana, e affianco al suo nome altri spiccano per importanza, perché sono di coloro i quali ne hanno decretato la nascita, la crescita e il successo. Il primo è indubbiamente quello di Pino Orlandi, il suo direttore responsabile anche se è riduttivo costringerlo unicamente in questa definizione. Orlandi è uomo del nord, sbarcato sulle coste della Sicilia alla fine della Seconda guerra mondiale e mai più ripartito, che lavora ininterrottamente a un progetto culturale grande, lucido e ambizioso. È lui che compone la redazione, stabilisce i temi, dirige la struttura grafica, recluta fotografi, illustratori, pittori, incisori chiamati a collaborare alla struttura della rivista, contatta storici, antropologi, poeti, scrittori, filosofi di vari paesi, chiedendo loro di scrivere testi per i numeri per lo più monografici di Sicilia. 
Il secondo è quello di Salvatore Fausto Flaccovio, poi semplicemente S.F. Flaccovio come siamo abituati a vederlo trascritto, sormontato da un’ agile gazzella nel marchio della sua casa editrice, riprodotto nel caratteristico colore verde di bandiera. Flaccovio è un giovane intelligente e ambizioso che trasforma in breve tempo la sua libreria, nella centrale via Ruggero Settimo, in un prestigioso salotto culturale, punto di incontro degli intellettuali dell’epoca che popolavano o si trovavano a passare da Palermo.
Il terzo è quello di Bruno Caruso, il famoso pittore siciliano, che ha il compito importante di strutturare il progetto grafico dando alla rivista quell’imprinting che manterrà sino alla fine, in un crescendo e in una capacità di rinnovarsi continuamente che non può essere unicamente attribuito all’artista, ma che va equamente distribuito tra chi l’ha diretta, chi l’ha impaginata, chi l’ha prodotta. 
Sicilia è una rivista quadrimestrale, distribuita in Italia ma rivolta essenzialmente a un pubblico straniero come sottolinea nel suo discorso che ne inaugura l’attività editoriale, Pietro Romani, onorevole e rappresentante dell’Alto Commissario per il Turismo.
Una rivista che rappresenta non solo gli aspetti più belli dell’isola e della sua cultura, ma quelli più veri, più insoliti, più colti, raccolti in una fotografia che può essere impietosa, capace di cogliere la bellezza anche nelle trame dell’abbandono e della distruzione, senza mai cedere al pietismo o al vittimismo, ma fiera e orgogliosa come emerge da una storia raccontata sia attraverso gli articoli di autori siciliani sia di importanti esponenti della cultura nazionale e internazionale, nonché illustrata con fotografie, incisioni, dipinti, illustrazioni, scelti con grande attenzione dagli archivi fotografici e storici dell’ isola o realizzati appositamente per la rivista. 
Ma veniamo alla struttura di Sicilia. Questa si basa su un criterio di variabilità, che si insinua in un sistema di elementi invarianti, inutile sottolineare che ne diventa ben presto la sua cifra stilistica. La rivista mantiene alcuni elementi costanti, pochi in verità, e sono quelli che riguardano: il formato, rettangolare alto che misura sempre 24 x 32 cm; la font adoperata per l’ impaginazione di tutti i testi, un robusto Bodoni che si fissa fortemente con la stampa sulla carta; il layout di impaginazione degli articoli a una, due, tre o quattro colonne; il materiale adoperato, una carta patinata opaca o una uso mano, bianca o colorata, per
sezioni specifiche della rivista come gli abstract. Altra costante, che non riguarda la struttura grafica, ma direttamente il concept della pubblicazione e il suo essere un prodotto internazionale, è la scelta di pubblicare gli articoli nella loro lingua originale, privi di alcuna traduzione integrale, solo una sintesi di tutti gli articoli viene tradotta in inglese, francese, tedesco e spagnolo.
Per quanto riguarda invece gli elementi variabili, questi sono in un ordine sparso: la copertina che può essere grafica, illustrata, fotografica, ogni volta diversa; il logotipo Sicilia che si modifica nelle dimensioni, nel posizionamento, nel trattamento grafico su ogni copertina, anch’ esso unicamente al servizio del tema monografico trattato; la quarta di copertina che completamente bianca accoglie un frammento, un dettaglio un elemento relazionato alla prima di copertina; il sommario anch’esso progettato ogni volta come un nuovo elemento relazionato solo al tema monografico, di cui ne diventa una ulteriore interpretazione; la testata di ogni articolo, che non viene mai trattata in modo rigido, come potrebbe richiedere il rispetto del layout, ma sempre come fosse un logotipo, traduzione e sintesi grafica dell’argomento trattato. Le artefici delle tante elaborazioni grafiche ma anche delle sperimentazioni continue sono, all’epoca due giovani grafiche e artiste, Santuzza Calì e Gabriella Saladino, le quali lavorano stabilendo un connubio artistico che manterranno negli anni e una capacità di relazionarsi e intendersi con il direttore Pino Orlandi. 
Sicilia, con impresso il numero 89, sarà l’ultima uscita della rivista, pubblicata nel maggio del 1982.

Riferimenti bibliografici


Sicilia (rivista trimestrale dell’Assessorato turismo e spettacolo della Regione siciliana), dal n. 1 (edito il 31 marzo 1953) al n. 89 (edito il 31 maggio 1982), Palermo: Flaccovio.

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