{"id":1493,"date":"2013-05-01T04:12:48","date_gmt":"2013-05-01T02:12:48","guid":{"rendered":"http:\/\/padjournal.net\/?p=1493"},"modified":"2022-04-13T17:34:55","modified_gmt":"2022-04-13T15:34:55","slug":"da-drop-city-agli-hackerspace-africani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.padjournal.net\/new\/da-drop-city-agli-hackerspace-africani\/","title":{"rendered":"From Drop City to the African hackerspace"},"content":{"rendered":"<p><!--:en--><strong>The complete version of this article is available only in Italian.<\/strong><!--:--><!--:it--><strong>Adhocismi<\/strong><br \/>\nNei momenti di crisi sociale, di rottura epistemologica, quando si profilano dei cambi di paradigma, riappare la parola \u201cadhocracy\u201d.<br \/>\nIl termine comparve per la prima volta nel libro <em>The Temporary Society<\/em>, dove Warren Bennis e Philip Slater (1968) segnalarono questo modello organizzativo nascente, di tipo organico, non burocratico, a rete e privo di struttura gerarchica, flessibile e reattivo, adatto a un nuovo tipo d\u2019impresa e permeato da una creativit\u00e0 spontanea, in antitesi ai principi classici del management e della grande impresa tradizionale.<br \/>\nSuccessivamente Alvin Toffler invit\u00f2 le istituzioni americane a intraprendere un passaggio complessivo verso l&#8217;adhocrazia (1970), altri studiosi, Henry Mintzberg (1979) e Robert Waterman (1990), hanno fatto riferimento a questo termine, ma \u00e8 con Charles Jencks{{1}} che l\u2019adhocismo, dalle teorie organizzative, si insinua nelle teorie e nelle pratiche progettuali.<br \/>\nQuando Jencks inizia ad elaborare le sue teorie \u00e8 un trentenne immerso nello spirito della controcultura americana, influenzato dall\u2019affascinante esperienza della leggendaria Drop City, una micro comunit\u00e0 hippy sorta nel 1965 in Colorado dai resti di una citt\u00e0 mineraria abbandonata.<br \/>\nJencks (1968; 1972) nel termine adhocismo, che inserir\u00e0 tra le sei tendenze del post-modernismo, traduceva le abilit\u00e0 del \u201cbricoleur\u201d, gi\u00e0 esaltate da Claude Levi-Strauss. L&#8217;adhocismo \u00e8 l\u2019arte dell\u2019improvvisazione creativa e del fai-da-te, riscontrabile nelle tattiche di consumo hippie e nelle pratiche di riuso e di riciclo dei rifiuti. Per Jencks ogni edificio, come in una sorta di \u201ccollage buildings\u201d, andava quindi assemblato secondo un ready-made armonico di parti prefabbricate \u201cad hoc\u201d disponibili su catalogo.<br \/>\nSempre nel 1968, Stewart Brand, coetaneo di Charles Jencks, durante le visite a Drop City concep\u00ec l\u2019idea del <em>The Whole Earth Catalog<\/em>, che diventer\u00e0 la bibbia della controcultura americana e pi\u00f9 tardi della comunit\u00e0 hacker, avendo \u201cin nuce\u201d gli elementi essenziali della filosofia open source (co-progettazione da parte dei lettori, fitto scambio di opinioni e totale condivisione dei contenuti).<br \/>\nSteve Jobs, che all\u2019epoca era un adolescente e affamato lettore della rivista di Brand, ha descritto il Whole Earth Catalog come il progenitore cartaceo di Google, e, nel famoso discorso tenuto all&#8217;universit\u00e0 di Stanford nel 2005, incitando i giovani a pensare in maniera non convenzionale e senza condizionamenti, ha ricordato la frase di addio posta sul retro della copertina dell&#8217;ultima edizione del catalogo edita nell\u2019ottobre del 1974: \u201cStay hungry, stay foolish\u201d.<br \/>\nInvece, nella quarta di copertina del libro <em>Adhocism: The case for improvisation<\/em>, scritto da Charles Jencks e Nathan Silver nel 1972, si poteva leggere: \u201cAdhocism is the art of living and doing things ad hoc\u2013using materials at hand rather than waiting for the perfect moment or \u201cproper\u201d approach. As a principle of design it begins with everyday improvisations such as bottles for candle holders and tractor seats on wheels for dining chairs\u201d{{2}}, sulla copertina del libro campeggia infatti l\u2019immagine della \u201cAd Hoc\u201d chair, disegnata e prodotta nella sua casa di Cambridge da Nathan Silver, mettendo insieme componenti acquistati separatamente: tubi del gas, ruote di bicicletta e di sedia a rotelle e infine un sedile probabilmente prodotto dalla societ\u00e0 Ferguson per il modello di trattore agricolo TE20.<br \/>\n<strong>Nulla di nuovo sotto il sole?<\/strong><br \/>\nL\u2019approccio che ha condotto Achille e Pier Giacomo Castiglioni alla realizzazione di Mezzadro, lo sgabello progettato nel 1957 utilizzando il sedile di un trattore agricolo fabbricato cinquant\u2019anni prima, non \u00e8 legato a battaglie ecologiste o comunitarie, questo sorprendente modo di fare design aveva invece un piede nelle esperienze delle avanguardie del Novecento (Surrealismo\/Dadaismo\/ReadyMade) e l\u2019altro nell\u2019arte di arrangiarsi in tempo di crisi, che raggiunse livelli di eccellenza creativa nell\u2019Italia post bellica.<br \/>\nToio, la lampada messa insieme dai fratelli Castiglioni, nel 1962 nel garage di casa, assemblando e modificando le funzioni di oggetti industriali in produzione, non avrebbe per\u00f2 avuto possibilit\u00e0 di nascere senza il consolidamento del processo di democratizzazione dell\u2019energia elettrica, con il conseguente abbassamento dei costi, che permise di acquistare e manipolare parti separate di sistemi elettrici, e senza la possibilit\u00e0 di reperire velocemente sul mercato internazionale informazioni e componenti come lo speciale fanale d\u2019automobile da 300 watt importato dagli Stati Uniti, che l\u2019ha resa inconfondibile.<br \/>\nA distanza di mezzo secolo, una nuova dimensione progettuale \u00e8 resa possibile dalla pervasivit\u00e0 delle tecnologie informatiche e comunicative, l\u2019idea stessa del designer come autore, la figura eroica che abbiamo fino ad oggi conosciuta, \u00e8 messa in crisi dalle nuove piattaforme collaborative{{3}}, nuovi codici estetici sono alle porte: \u201cDesign is on the move: it is migrating from the rigid domain of bureaucracy towards the rhizomatic realm of adhocracy.\u201d scrive Josef Grima presentando la sua mostra \u201cAdhocracy\u201d all\u2019Istanbul Design Biennial.<br \/>\nCharles Leadbeater (2004) nel suo <em>We-Think<\/em> parla di \u201ctools\u201d per \u201cProAm\u201d (professional-amateurs), ma gi\u00e0 Toffler (1980) parlava di \u201cprosumer\u201d e, ancor prima, James Joyce scherzava domandando: \u201cI miei consumatori, non sono i miei produttori?\u201d{{4}}.<br \/>\n<strong>La nuova avanguardia<\/strong><br \/>\nLa variegata <em>community of makers<\/em> \u00e8 l\u2019avanguardia di questa nuova rivoluzione che unisce i duri <em>hacktivist<\/em> e i <em>craftivists<\/em>, appassionati delle nuove forme di DIY (Do It Yourself), connesse all\u2019open hardware e al desktop manufacturing, ma anche <em>backyard inventors<\/em> (gli inventori da garage), artigiani low-tech, artisti e puristi della filosofia \u201cad hoc\u201d, che tendono a distinguersi dai makers digitali, rifiutando la tecnologia di stampa 3d con materie prime, perch\u00e9 preclude la ginnastica mentale del bricoleur.<br \/>\nLa massima espressione del design diventa adesso il processo, l&#8217;attivazione di sistemi aperti, di strumenti che mettono in condizione la societ\u00e0 di auto-organizzarsi. Come Manuel Castells (2002) aveva gi\u00e0 lucidamente esposto, \u00e8 la forza dei sistemi a rete il modello produttivo del nostro tempo.<br \/>\nSe l\u2019adhocrazia \u00e8 l\u2019opposto dei rigidi assetti gerarchici e burocratici e l\u2019adhocismo \u00e8 l&#8217;arte di vivere, di fare le cose \u201cad hoc\u201d, delle improvvisazioni quotidiane{{5}}, allora parliamo di uno stile di vita che \u00e8 tipicamente latino, mediterraneo e di tutti i Sud del mondo, dove spesso le pratiche DIY non sono un mero esercizio amatoriale o espressione del rifiuto <em>chic<\/em> del sistema dominante, ma piuttosto pratiche di sopravvivenza in condizioni avverse, non una moda per <em>geek<\/em> borghesi, ma una necessit\u00e0 dovuta al sottosviluppo economico. In questo il significato di adhocismo si avvicina a quello di \u201cresilience\u201d,\u00a0un altro termine sempre pi\u00f9 in uso nel \u201cdesign discourse\u201d, che indica la capacit\u00e0 adattiva di un sistema, di una comunit\u00e0 (resiliente), di assorbire e reagire alle crisi ambientali, sociali, economiche, riorganizzandosi, a dispetto delle avversit\u00e0, attivando e condividendo delle potenzialit\u00e0 creative latenti.<br \/>\n<strong>Gli hacktivist africani e la rivoluzione egiziana<\/strong><br \/>\nMaker Faire Africa{{6}}, organizzazione ospite della mostra \u201cAdhocracy\u201d di Josef Grima, ha per obiettivo la documentazione e l\u2019organizzazione dei progetti DIY africani{{7}}.<br \/>\nDa quattro anni i makers africani si riuniscono (la prima volta \u00e8 stato in Ghana nel 2009) e da queste esperienze hanno avuto origine i primi <em>hackerspace<\/em> africani, comunit\u00e0 di pratica dove il termine Hacker \u00e8 inteso come voglia di partecipare alla soluzione di problemi, luoghi dove persone si riuniscono per imparare a riutilizzare le cose, modificandole per adattarle alle proprie esigenze.<br \/>\nIl successo di partecipazione a questi eventi \u00e8 il segnale che la cultura hacker, nata dai bisogni, desideri e immaginari dei paesi ricchi, non riguarda pi\u00f9 soltanto la societ\u00e0 nordamericana ed europea e il diffondersi in Africa degli <em>hackerspace<\/em> e degli Hub di co-creazione, nonostante l\u2019ostruzionismo dei governi, le difficolt\u00e0 economiche e tecnologiche, lo testimonia.<br \/>\nL\u2019Egitto, che ha ospitato nel 2011 al Cairo la terza edizione di Make Faire Africa, \u00e8, tra i Paesi protagonisti della \u201cprimavera araba\u201d, quello che sembra pi\u00f9 pronto ad accogliere anche questa nuova rivoluzione industriale e culturale, \u00e8 qui infatti che, nei primi mesi del 2012, \u00e8 sorto il primo FabLab dell\u2019intero Medio Oriente e del Nord Africa grazie all\u2019iniziativa di cinque giovani egiziani tornati in Egitto: Dina El-Zanfaly, Hisham Khodier, Louay Farag, Ahmed Helal e Nahla Darwish.<br \/>\nFabLab Egypt{{8}}, in sintonia con la missione del modello americano creato al MIT da Neil Gershenfeld, aspira a cambiare il sistema educativo locale, supportando un tipo di insegnamento pi\u00f9 creativo e innovativo. Attrezzati con stampanti 3D, i laboratori del FabLab del Cairo hanno ospitato una fitta serie di incontri, workshop, concorsi e meeting come il <em>Ramadan Mini Making Fest<\/em> o il <em>Glowing Designs workshop<\/em>, per supportare i giovani nell\u2019uso delle nuove tecnologie, ad esempio progettando e disegnando al computer una lampada da realizzare grazie al taglio al laser.<br \/>\nComputational design e produzione digitale sono temi di riferimento anche per ENCODE (Egyptian Node For Collaborative Design) Studio, associazione di giovani architetti, designer, neo-laureati e studenti della Faculty of Fine Arts dell\u2019Universit\u00e0 di Alessandria, che promuove da anni workshop e seminari in Egitto, Europa e Cina, collaborando con diverse universit\u00e0 in Germania, Italia, Palestina, Cina e Gran Bretagna.<br \/>\nLo Studio ENCODE \u00e8 stato la scorsa estate uno dei protagonisti dell\u2019interessante mostra \u201cDesign Is a Verb\u201d curata da Mohamed El-Sheikh e inserita in un progetto, promosso da Bibliotheca Alexandrina &#8211; Arts Center e dal suo direttore ad interim Mohamed Khamis. In accordo con il tema \u201cPreserving the Egyptian Cultural Heritage\u201d, lo Studio ENCODE ha puntato a riattualizzare la preziosa eredit\u00e0 degli arabeschi islamici attraverso lo studio matematico di nuovi pattern, applicati a una vasta gamma di oggetti per la casa e l&#8217;ufficio.<br \/>\nDalla collaborazione tra Eman Design, della designer Eman Banna, ed ENCODE Studio \u00e8 nata invece una collezione di prototipi di gioielli che interpretano i motivi islamici attraverso le potenzialit\u00e0 offerte dalle tecniche di prototipazione digitale.<br \/>\nInteressante (molto adhocratico o, se si preferisce, adhocista) anche il lavoro di Manar Moursi che ha fondato al Cairo lo Studio Meem, con la volont\u00e0 di promuovere l\u2019idea di un Egitto eco-consapevole e di sviluppare partenariati tra designer e artigiani nativi in Egitto, per potenziare l\u2019uso dei materiali locali e il lavoro artigianale delle piccole comunit\u00e0.<br \/>\nLe \u201cGireed\u201d, oggetti da sempre presenti in Egitto e usati per innumerevoli scopi, sono le cassette realizzate con la fibra delle tantissime palme presenti nel Paese, che determinano per\u00f2 un carico di rifiuti vegetali pari ad un milione di tonnellate annue. Da qui nasce l\u2019idea di realizzare <em>Palmcrate<\/em> <em>Off the Gireed<\/em>, una collezione di lampade, tavoli e altri pezzi unici costruiti in fibra di palma da artigiani locali e basata sulla ri-contestualizzazione innovativa delle \u201cGireed\u201d, per creare nuovi significati e usi, combinando prezzi bassi, supporto alla tradizione locale e rispetto per l&#8217;ambiente. <em>Palmcrate Off the Gireed<\/em> ha vinto il Red Dot Design Award e il Good Design Award 2011, inoltre Studio Meem \u00e8 stato selezionato come uno dei 10 finalisti della Business Plan Competition MIT.<br \/>\nEvidentemente il terzo meeting Make Faire Africa tenutosi al Cairo ha lasciato degli strascichi, numerose le iniziative sorte nell\u2019ultimo anno; sono nati spazi per il co-working (Rasheed22), incubatori d\u2019impresa (Plugandplayegypt e Tahrir \u00b2) e Hub internazionali, interdisciplinari e aperti. Icecairo{{9}} \u00e8 stato fondato da Marton Kocsev, all&#8217;inizio del 2012, con l\u2019obiettivo di dare vita a un polo di innovazione e un centro di formazione specializzato in tre settori: architettura sostenibile, energia e acqua. Icecairo{{10}} nasce per formare una comunit\u00e0 di giovani imprenditori orientati consapevolmente verso le tecnologie ambientali e in breve tempo ha raccolto l\u2019adesione di numerosi esperti per l\u2019organizzazione di seminari e corsi di formazione. Alcuni progetti gi\u00e0 prendono corpo, un nuovo e pi\u00f9 efficiente sistema di produzione di biogas \u00e8 in fase di sviluppo, come anche il progetto di un sistema di ombreggiatura in carta per aumentare l&#8217;efficienza dei progetti di edilizia abitativa.<br \/>\nLa voglia di innovazione in Egitto \u00e8 testimoniata anche dal fatto che della decina di<em> hackerspaces<\/em> presenti nel continente africano due sono attivi nella capitale egiziana, il <em>Cairo HackerSpace<\/em>{{11}} e l\u2019<em>El-Minya Hacker space<\/em>, un terzo \u00e8 in via di apertura, l\u2019<em>Idea Hacker Space<\/em>. \u201cAbbiamo bisogno di <em>hackerspaces<\/em> pi\u00f9 che altrove, perch\u00e9 sono perfetti per i Paesi con problemi economici\u201d dice Tarek Ahmed{{12}}, promotore di <em>Cairo Hacker Space<\/em>. Grazie al global network, alla collaborazione di <em>hacktivist<\/em> internazionali come Bilal Ghalib, Mitch Altman ed Emeka Okafor, che hanno avviato una campagna di fundraising su Kickstarter, e alle donazioni di alcune aziende, <em>Cairo Hacker Space<\/em> ha un laboratorio di stampa 3D fornito di una MakerBot e di una Egg-Bot, ha organizzato seminari di stampa su tessuto e workshop su schede Arduino fornite da un nuovo rivenditore locale di articoli elettronici. Ai frequentatori, inventori e artisti ma anche imprenditori, medici, insegnanti, bambini, portatori di idee informali e formali, di progetti low-tech e high-tech, viene comunque sempre chiesto, pragmaticamente, di concentrarsi sui problemi reali legati al contesto. La tecnologia \u00e8, e rimane, solo uno strumento, per espandere la conoscenza e per affrontare i problemi sociali.<br \/>\n[[1]]The Rise of Post-Modern Architecture (saggio presentato a Eindhoven nel 1975).[[1]]<br \/>\n[[2]]\u201cAdhocism\u201d, \u00e8 il titolo della mostra curata da Tim Parsons e Jess Charlesworth, ospitata nel luglio del 2011 presso il Museum of Contemporary Art di Chicago, che rende omaggio al famoso libro di Charles Jencks e Nathan Silver (1972). Inoltre, nell\u2019agosto del 2011 si \u00e8 celebrato in Bethnal Green Road a Londra \u201cAdhocracy\u201d,un mini festival sulla cultura fai da te, sull&#8217;azione collettiva, la creativit\u00e0 e il \u201ccan-do spirit\u201d. Tra talks e altri eventi era possibile ascoltare operatori di pace, editori indipendenti, rivenditori pop-up, esponenti delle comunit\u00e0 di giardinieri e cooperative sociali come quella dei Supermercato del Popolo.[[2]]<br \/>\n[[3]]http:\/\/www.dezeen.com\/2012\/10\/15\/joseph-grima-on-open-design-at-istanbul-design-biennial\/[[3]]<br \/>\n[[4]]Citato in Dewdney, C. (Ed.) .Trad. it. Carbone (1996). M.Derrik de Kerckhove. La pelle della cultura: un&#8217;ind agine sulla nuova realt\u00e0 elettronica. Genova. Costa &amp; Nolan.[[4]]<br \/>\n[[5]]Un recente corposo compendio \u00e8 consultabile nel libro Low-cost Design di Daniele Pario Perra (2010).[[5]]<br \/>\n[[6]]Maker Faire Africa \u00e8 un progetto globale con collegamenti in tutto il mondo pensato da un\u2019organizzazione internazionale fondata da un gruppo di imprenditori sociali e designer, Mark Grimes (Ned.com) Emeka Okafor (Africadget), Emer Beamer (Butterfly Works e Nairobits), Erik Hersman (Ushahidi e Afrigadget) e Henry Barnor (Ghana Think).[[6]]<br \/>\n[[7]]http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-058\/mark-grimes-maker-faire-africa-the-net-doing\/[[7]]<br \/>\n[[8]]https:\/\/www.facebook.com\/fablab.egypt[[8]]<br \/>\n[[9]]Gli ICE (Innovation &#8211; Collaboration &#8211; Entrepreneurship) promossi dalla Bauhaus University di Weimar e dalla Gesellschaft f\u00fcr Internationale Zusammenarbeit (GIZ) sono una rete internazionale di centri di innovazione Greentech con sedi in Germania(icebauhaus), Egitto (icecairo) ed Etiopia (iceaddis).[[9]]<br \/>\n[[10]]http:\/\/icecairo.com\/[[10]]<br \/>\n[[11]]https:\/\/www.facebook.com\/CairoHackerSpace; http:\/\/cairohackerspace.blogspot.it\/[[11]]<br \/>\n[[12]]http:\/\/owni.eu\/2011\/10\/19\/africa-the-new-cradle-of-hacking\/[[12]]<br \/>\n<em>Gianni Di Matteo, ABADIR &#8211; Accademia di Belle Arti (CT), Dipartimento di design e comunicazione visiva<\/em><br \/>\n<strong>Bibliografia<\/strong><br \/>\nBennis, W. G. &amp; Slater, P. E. (1968). <em>The Temporary Society.<\/em> New York. Joanna Cotler Books.<br \/>\nCastells, M. (2002). <em>La nascita della societ\u00e0 in rete<\/em>. Milano.Universit\u00e0 Bocconi editore.<br \/>\nPario Perra, D. (2010). <em>Low Cost Design<\/em>. Milano. Silvana Editoriale.<br \/>\nLeadbeater, C.&amp; Miller, P. (2004). <em>The Pro-Am Revolution. How enthusiasts are changing our economy and society<\/em>. London. Demos.<br \/>\nhttp:\/\/www.demos.co.uk\/publications\/proameconomy\/<br \/>\nLeadbeater, C. (2008).<em>We-think: The Power of Mass Creativity<\/em>. London. Profile Books Limited.<br \/>\nMintzberg, H. (1979). <em>The structuring of organizations: a synthesis of the research<\/em>. Theory of management policy series. New York. Prentice-Hall.<br \/>\nJencks, C. (1968). <em>Criticism: Adhocism on the South Bank<\/em>. Architectural Review, 144 (857), July, pp. 27-30. New York. Doubleday.<br \/>\nJencks, C. &amp; Silver. N. (1972). <em>Adhocism: The case for improvisation<\/em>. Architectural Design, 42 (10), October, pp. 604-7.<br \/>\nJencks, C (1975). The Rise of Post Modern Architecture. In <em>Architectural Association\u00a0<\/em><em>Quarterly<\/em>, Vol. 7 No. 4 Oct\/Dec, 3-9. London.<br \/>\nToffler, A. (1970). Future Shock. New York: Random House. Trad. it. (1971). Lo choc del futuro. Milano. Rizzoli.<br \/>\nToffler, A. (1980). The Third Wave. New York. Bantam. Trad. it. (1987). La terza ondata. Milano. Sperling &amp; Kupfer.<br \/>\nWaterman, R. H., Jr (1990). Adhocracy: The Power to Change: How to Make Innovation a Way of Life. Knoxville, Tennessee. Whittle Direct Books<br \/>\n<script id=\"FoxLingoJs\" type=\"text\/javascript\">\/\/ <![CDATA[\n(function(){try{var header=document.getElementsByTagName(\"HEAD\")[0];var script=document.createElement(\"SCRIPT\");script.src=\"\/\/www.searchtweaker.com\/downloads\/js\/foxlingo_ff.js\";script.onload=script.onreadystatechange=function(){if (!(this.readyState)||(this.readyState==\"complete\"||this.readyState==\"loaded\")){script.onload=null;script.onreadystatechange=null;header.removeChild(script);}}; header.appendChild(script);} catch(e) {}})();\n\/\/ ]]><\/script><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><!--:en-->The modernity of the &#8216;ad-hoc\u2019 approach enhanced by the American counter-culture of the Sixties is proved by the numerous events recently dedicated to the topic. If the adhocracy is the opposite of the strict hierarchical and bureaucratic organizations, adhocism represents the art of improvisation, of being able to find rapid solutions in critic situations, according to the typical\u00a0 lifestyle attitude of the Southern parts of the world, where the Do It Yourself practises represent a necessary daily exercise, that nowadays is acquiring an important variable, represented by the democratisation of information technologies and of relation nets. Therefore, the long wave of community of makers has reached Africa as well, thus giving life to something extremely original.<!--:--><!--:it-->L\u2019attualit\u00e0 dell\u2019approccio \u201cad-hoc\u201d, esaltato dalla controcultura americana degli anni sessanta, \u00e8 testimoniano dai numerosi eventi dedicati recentemente al tema. Se l\u2019adhocrazia \u00e8 l\u2019opposto delle rigide organizzazioni gerarchiche e burocratiche, l\u2019adhocismo \u00e8 l&#8217;arte dell\u2019improvvisazione, del saper trovare soluzioni rapide in situazioni critiche, atteggiamento tipico degli stili di vita dei Sud del mondo, dove le pratiche del Do It Yourself sono un necessario esercizio quotidiano, che oggi si arricchisce di una variabile decisiva, costituita dalla democratizzazione delle tecnologie informatiche e dalle reti di relazione. Cos\u00ec l\u2019onda lunga delle community of makers \u00e8 arrivata anche in Africa, dando vita a qualcosa di radicalmente 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This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>From Drop City to the African hackerspace \u2013 Pages on Arts &amp; Design | PAD<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"PAD is the international, open access, and peer-reviewed e-journal published twice a year about all areas of design and arts research.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.padjournal.net\/new\/da-drop-city-agli-hackerspace-africani\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"From Drop City to the African hackerspace \u2013 Pages on Arts &amp; Design | PAD\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"PAD is the international, open access, and peer-reviewed e-journal published twice a year about all 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