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U.manifesto. Design, the Island and the real Community

Abstract: Questo articolo descrive il senso, i punti programmatici e i risultati fino ad oggi ottenuti dall’attività di sviluppo della pratica di design condotta da Luigi Patitucci in collaborazione con un folto gruppo di designer nella regione orientale della Sicilia. Quest’attività si fonda sul coinvolgimento di aziende, design e istituzione al manifesto dal titolo U.manifesto.

La vicenda del “Manifesto degli Uomini” (U.manifesto) nasce nel 2012, come conseguenza di un lavoro condotto per anni in modo metodico e capillare, posto al servizio delle realtà produttive del territorio e dello sviluppo della pratica del design nella realtà siciliana, in particolare della costa orientale della Sicilia.

Quest’attività svolta su base volontaristica, come designer, e con la preziosa collaborazione di un folto gruppo di colleghi, ci ha portato a un progressivo riconoscimento delle potenzialità di un territorio che è figlio di una ricca storia, di tradizioni produttive ancora vive e di un modus operandi imperniato sul “saper fare” degli artigiani.

Gli artigiani siciliani sono i figli di un secolare patrimonio storico e molti di essi hanno voglia di mettersi alla prova adottando le nuove tecnologie per sviluppare nuove traiettorie creative, in modo da poter fronteggiare le opportunità concesse dai mercati internazionali.

Ma veniamo al manifesto. Già dal titolo U.manifesto sprime, seppur in maniera implicita, con una U siciliana (U = un condiviso), l’adesione a un’azione comune, strutturata e partecipata che ha base in un preciso contesto/territorio, con cui si impegna e interagisce. E, tacitamente, con l’evidenziazione grafica di “man” di manifesto, che intuitivamente è associato al termine inglese (man = uomo) esprime un profilo culturale transnazionale.

U.manifesto, con i suoi 10 punti è uno straordinario strumento comunicativo, che mi ha permesso di coinvolgere molteplici aziende siciliane e di insediare al loro interno i Design Lab. Una volta piazzati questi “ordigni”, dopo qualche tempo essi hanno innescato una serie di dibattimenti, confronti, interlocuzioni sulle esigenze, in termini di bisogno e di desiderio, della collettività che determina i cosiddetti mercati. Hanno poi generato una serie di deflagrazioni a catena, che hanno messo in atto processi relazionali divenuti irreversibili, dinamiche collaborative di grande valore che vengono perseguite con enorme convinzione e in piena autonomia rispetto a chi li ha avviati.

Il processo virtuoso avviato in questo gravoso ed entusiasmante percorso intrapreso ha il fulcro nel concetto di resilienza: riattivare la resilienza del sistema socio-produttivo siciliano, intesa come la capacità di ogni comunità, consapevole di convivere con i rischi accettabili, di reagire in modo attivo e integrato con le autorità e le energie locali, a seguito di un intervento esterno (come quello del design). Mi piace poter considerare un profilo particolare, prepotente e propositivo, della resilienza, come la capacità dell’uomo di affrontare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente.

Grazie al contributo di creativi e designer – dai professionisti veterani ai giovani designer, dagli studenti dei corsi universitari di design fino agli allievi delle Scuole – e anche degli imprenditori, dei loro quadri tecnici, delle maestranze e di varie istituzioni culturali, i design Lab hanno generato per anni e continuano a generare, una mole considerevole di nuove idee ed espressioni creative capaci di rinnovare il repertorio produttivo, oltreché di elementi visivi e di servizi che le aziende offrono. Le nuove collezioni, originate dai design Lab hanno solcato gli eventi espositivi più rappresentativi in ambito internazionale riscontrando notevoli consensi di gradimento presso l’opinione pubblica e di mercato.

All’interno dei design Lab l’attività è stata quella di trasformare in valore reale il potenziale umano locale, attraverso stimoli culturali, episodi dinamici aventi come scopo quello di mettere in luce i benefici delle attività avviate, e soprattutto l’esercizio di una vita di “prossimità”, quale elemento catalizzatore di grandi sinergie, rivelatore di preziosi elementi del gioco, di analisi, di invenzione e dunque di crescita. Prossimità intesa come affinità, somiglianza, vicinanza spaziale e temporale, condizione di ciò che è vicino.

Alcune delle aziende coinvolte, come MAD.Damigella (una delle prime) e Le Nid (una delle ultime),  dato l’enorme patrimonio fisico e virtuale  posseduto, hanno accolto la proposta di collaborazione per la realizzazione di Musei d’Impresa e Archivi d’Impresa al loro interno, quale strumento efficace per tutta una serie di benefici indotti, legati alla formazione interna del personale, all’informazione sulla storia aziendale, quale  strumento per poter avere accesso diretto al mondo della cultura produttiva, con ricadute di carattere economico per l’impresa e il suo territorio.

L’intento è adesso quello di generare un processo che porti alla realizzazione di una rete di musei d’Impresa nel territorio isolano, quali testimoni di un vasto “museo diffuso” della regione, così diversa e così vocata nei suoi ambiti locali, che parli direttamente alla gente.

Quanto fatto sinora, comincia ad avere delle piccole, benefiche, conseguenze anche in ambito sociale, ed è appena iniziato un percorso interlocutorio con diverse amministrazioni pubbliche ed enti, che si muoverà sulle frequenze proprie del Public Design.

Dunque, mi auguro che queste righe possano rappresentare soltanto l’inizio di un più ampio costrutto generato dagli innumerevoli contributi dei numerosi protagonisti di questa vicenda.

Ecco di seguito i 10 punti di U.manifesto:

1. Dalla crisi non usciremo più

Non credo usciremo mai più da questa condizione di instabilità, da questa condizione di crisi economica. Dobbiamo farci l‟abitudine, perché non si tornerà più indietro, non riusciremo più a pianificare utilizzando le modalità attuative preesistenti. Oggi per le aziende tutto si gioca giorno per giorno, dunque i parametri della velocità di reazione e della flessibilità divengono decisivi, determinanti. Devi, anzi, puoi soltanto sapere dove vuoi andare, ma non puoi più pianificare a lungo termine, a 10 anni, a 5 anni, a 3 anni, i budget cambiano ogni mese.

2. Oggi è quasi tutto saturo

Oggi non esiste possibilità di evoluzione tra diversi mercati e gente che si sposta. Prima o poi avremo coperto tutto, persino i mercati emergenti, dunque bisogna trovare “altrove” le possibilità di sviluppo. Il luogo dell’altrove è quello del rinnovamento del sistema legato all’approccio di metodo nell’elaborazione dell’analisi delle esigenze e dei desideri dell’utente e di tutto un ambito geografico, momento per momento, realizzando un laboratorio perpetuo di raccolta e analisi delle informazioni, di applicazione e ricerca, di elaborazione e presentazione delle proposte.

3. La Sostenibilità Non è l’Unica Rivoluzione possibile

È innegabile ormai che la prossima Rivoluzione industriale sarà quella verde, la Rivoluzione della Sostenibilità, l’unica in grado di poter creare e restituire grandi opportunità di sviluppo, non può essere l’unica traiettoria possibile di rinnovamento delle proposte di progetto da mettere in campo da parte dei designer e delle energie attive del territorio. Resta il problema dell’accoglienza da parte delle economie globali e locali delle nuove proposte.

4. Fanculo il Marketing!

Parametro che oggi risulta, oltre che obsoleto, persino inutile, nell’esercizio del lavoro del designer, altrimenti, non può esservi produzione di ricerca, o innovazione alcuna. La storia del successo di parecchi prodotti e di molte aziende, divenute emblema esse stesse nella creazione di inossidabili brand, della produzione di traiettorie di uno stile che valica i confini temporanei delle mode e delle tendenze del momento, ci parla, in maniera fin troppo chiara, di tutta una serie di operazioni eversive nei confronti dei rigidi schemi adottati dalle dinamiche scolastiche degli economisti, spesso imperniate tutte attorno a carismatici ed ostinati personaggi, refrattari ai dogmi consolidati dall’adozione, in ambito planetario, di un modus operandi riconosciuto nelle traiettorie (rigide e poco aperte all’innovazione e alla ricerca) delle economie di sistema imposteci dalla pressione politica e mediatica dei gruppi di interesse.

5. Prodotti che durano, prodotti di qualità

Nei periodi di crisi, il consumatore si rifugia nei prodotti durevoli, perché non riesce ad avere proiezioni certe sulle sue condizioni economiche, dunque, non sa quando potrà ancora comprare. La conseguenza produce un criterio di scelta che abbraccia quasi esclusivamente prodotti di qualità, a volte persino di un certo tipo di lusso, che dura nel tempo e che si esprime con discrezione.

6. La Coerenza paga. Soltanto così la gente ti dimostra lealtà

Mantenere saldi rapporti con le qualità territoriali, mantenere il lavoro, la sicurezza del lavoro, la stabilità per i gruppi familiari, crea un rapporto enorme, che non ha prezzo, ma che è un valore di mercato.

7. Ci si distingue solo rimanendo sé stessi

Il mondo è affollato, dunque ci si distingue soltanto aderendo alle proprie peculiarità, territoriali, culturali, individuali, etc.

8. Il nostro mondo è fatto dalla passione

È l’urgenza di dover tradurre la questione di energia impiegata nella c’è reazione di un prodotto, che deve divenire parametro rivelatore, e misura di valore energetico ed economico, spendibile nei mercati.

9. L’Atelier, la Scuola, il Design Lab, il Museo d’Impresa, l’Archivio d’Impresa, il Negozio di quartiere, Pal Store

Bisogna mettere in campo strumenti di riconoscibilità dei percorsi di creazione di un prodotto, strumenti affidabili e non elusivi, come quelli che passano attraverso la creazione di: scuole di formazione interne alle aziende, ma aperte al territorio e al panorama internazionale; atelier interni alle aziende, ove il personale possa riconoscere le qualità per cui è chiamato a intervenire; idem per i Musei e gli Archivi d’Impresa, formidabile strumento di risonanza all’esterno delle qualità intrinseche alle aziende, e dispositivo meraviglioso per la generazione dei parametri formativi del personale dipendente; utilizzo dello strumento del Design Lab, come dispositivo capace di consentire la possibilità di potersi muovere in un territorio ibrido, capace di annullare le rigidità esistenti tra diversi settori della produzione e della distribuzione, e di sostenere l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo, a costi quasi nulli, di un prodotto. Strumento, quest’ultimo, capace di riverberare con enorme efficacia e per lungo tempo, dunque capace anche di poter sostenere con forza la fase di ostensione e di accoglienza da parte dell’utenza. Divenuto quindi, come naturale conseguenza, strumento indispensabile, essenziale, a sostegno del retail; vi sono poi gli strumenti che accolgono le vocazioni territoriali e ne restituiscono i parametri di intervento, mediante la creazione di strumenti ambientali quali, Negozi di Quartiere, Temporary Shop, Pal Store, etc, nei quali l‟utenza trova riconoscimento e naturale adesione. Ci siamo stancati di vedere sempre gli stessi negozi in ogni parte del mondo.

10. Qualità dei materiali e Qualità del lavoro

La gente acquisterà sempre meno, ma acquisterà sempre meglio. Bisogna dunque creare dei meccanismi di riconoscibilità efficaci per consentire all’utente il riconoscimento dei parametri qualitativi legati ad ogni elemento prodotto. Ciò creerà le condizioni naturali per consentire alle aziende di poter arginare ogni problematica legata alla capacità produttiva dell’azienda (se per creare un prodotto, sono necessari due giorni di lavoro di due addetti, che abbiano non meno di 15 anni di esperienza del settore, bene!, bisogna creare le condizioni per poter accogliere tali modalità e farle divenire parametro di valore. Senza per questo negare la frazione dell’introduzione dell’innovazione di processo e di ricerca).

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