The Mediterranean of Women. Evolutions and new Opportunities for Design in the Network Society

Abstract L’articolo prende in esame e documenta i fenomeni emergenti nei paesi della costa sud del Mediterraneo, che manifestano una presa di coscienza da parte delle donne del loro ruolo nella società. Questi fenomeni possono essere considerati come gli effetti di azioni convergenti: politiche d’investimento nell’istruzione, azioni di promozione di pratiche artistiche e l’uso diffuso di mezzi di social networking, abilitati dalle ICT. Si prende atto di una crescente tensione verso la democrazia che si esprime in vari modi nelle attività artistiche, creative e produttive condotte dalle donne. Tanto che oggi un nuovo Mediterraneo può essere raccontato attraverso l’osservazione delle pratiche femminili che sono il riflesso di un’evidente crescita di talenti, competenze idee e progetti. Tanto più se consideriamo l’arte e il design, non solo specchio dei mutamenti sociali, ma anche come agente di sviluppo socio-economico.

 Key words design mediterraneo, studi di genere, social web, tecnologie delle comunicazioni, crowdfunding.

Solo 15 mesi fa la Primavera Araba aveva proposto scenari di democrazia impensabili. L’impressione era quella che nei paesi della sponda Sud del Mediterraneo il processo di democratizzazione, lentamente avviato, si fosse improvvisamente accelerato dando voce ai fenomeni bottom-up, alle esigenze delle classi povere, minoritarie e discriminate, alle richieste di libertà e di rispetto dei diritti umani. Mentre dall’altra parte, nella sponda Nord, cresceva la consapevolezza che l’influenza dell’occidente in questa regione fosse destinata a diminuire, ma che questa fosse una condizione necessaria per un rapporto più equilibrato tra le due parti.

La rinascita del Nord Africa si era dimostrata un’occasione eccezionale per rivalutare il ruolo sociale della donna. Gli avvenimenti di quei giorni con le manifestazioni di protesta “di piazza” avevano visto una cospicua partecipazione di donne che rivendicavano i loro diritti, mostrando un gran bisogno di emergere e di allargare gli orizzonti, piuttosto limitati, della loro partecipazione al progresso economico-sociale e culturale dei loro paesi.

Oggi viviamo un momento di regressione. Il cambiamento atteso non è avvenuto sulla base di quegli ideali di democrazia e riforma che avevano ispirato la Primavera Araba quanto piuttosto nel segno dell’affermazione di partiti islamico-conservatori. Lo scenario continua ad apparire confuso, e incerti sono gli esiti del processo di transizione in atto. Più in generale il quadro appare complicato dall’inasprirsi della vicenda siriana e dalla crisi economica che sa colpendo l’area euro-mediterranea.

Nonostante la disillusione, in questo particolare momento, parlare di “design mediterraneo” è strategico. Lo è se ci riferiamo al design come a quell’atto della cultura progettuale che diventa espressione dei mutamenti sociali e degli stili di vita. L’attitudine del designer ad “afferrare” il senso dei cambiamenti e tradurli in progetto e poi in prodotti e servizi è indice della possibilità di esercitare un ruolo nella trasformazione della società: ricondurre al sistema degli oggetti, quindi alla dimensione quotidiana, le più piccole come le più dirompenti trasformazioni sociali e dei comportamenti, rende concrete le trasformazioni e chiaramente comprensibili per la gente comune, evitando l’insorgere di paure infondate o di eccessive resistenze sociali, ma soprattutto evita l’accettazione passiva del nuovo[1]. L’arte e il design sono fattori d’innovazione e possono divenire, ancora più se associati alle attività produttive, strumenti e agenti di sviluppo socio-economico.

Lo ha dimostrato la storia del fashion design, settore in forte espansione nella costa Sud del Mediterraneo, che ha implicato una presa di posizione sul ruolo della donna e su come viene interpretato, affermando la dignità del corpo e del sesso nel dominio della comunicazione visiva, anche al di là di questo. Il design interpreta lo stile, rinnova i linguaggi espressivi, i segni e i prodotti promuovendo grandi cambiamenti nella vita quotidiana delle donne oppure manifestando il dissenso da alcune posizioni emergenti. Spesso chi lavora in questo settore è una figura d’avanguardia, ma la sua creatività non è avulsa da ciò che avviene nella vita comune, da ciò che si osserva nella strada, da quello che avviene negli ambiti artistici e giovanili.

In Europa, i periodi di rapido cambiamento sociale hanno fornito agli stilisti l’opportunità di aprire nuove prospettive nelle linee d’abbigliamento che hanno poi stimolato importanti modifiche nei ruoli delle donne. Si pensi a figure come quella di Coco Chanel che, dapprima collocata ai margini dell’industria della moda, fu capace di creare un nuovo stile rispondendo ai cambiamenti che stavano avvenendo nella società.

Tuttavia la moda è anche controllo sociale perché rientra in quell’insieme di meccanismi che ogni collettività elabora per prevenire la devianza di un individuo da un tipo di comportamento. Il gruppo sociale che detiene il potere esercita un controllo, anche attraverso la conformità dell’abito alla moda del tempo, sulla capacità del cittadino di uniformarsi alle prescrizioni civili e sociali (Merton, 1983).

Ancora più strategico, in questo particolare momento, è parlare del “Mediterraneo delle donne”, documentando le attività professionali e di ricerca delle donne che operano nell’ambito del progetto creativo, artistico, imprenditoriale, di design, architettura e artigianato[2].

Per sostenere questa posizione facciamo riferimento a Griselda Pollock, la storica del design protagonista dei Cultural Studies, che negli anni ‘70 ha affermato che un approccio femminista non è né un problema marginale né una nuova prospettiva storica – è la preoccupazione centrale della storia contemporanea del design … “siamo coinvolti nella sfida di occupare un territorio ideologico strategico”[3].

Nonostante l’ampio dibattito suscitato nei paesi di lingua anglosassone dai Design Cultural Studies, che hanno scardinato le certezze consolidate sui metodi storiografici, smascherando le ideologie che stavano dietro alla mancata valorizzazione delle donne nella storia del design e aprendo nuovi percorsi della ricerca, il discorso di genere non ha avuto molto seguito nei paesi dell’area mediterranea. Alcuni dei motivi sono quelli appena accennati da Cheryl Buckley nell’intervista che ci ha gentilmente concesso e che riguardano le particolari condizioni storico-politiche di ciascun paese che hanno bloccato o anche solo inibito una diffusione di idee devianti dal comportamento ufficiale.

Una ricostruzione dei problemi e delle motivazioni che hanno influito sulla mancata valorizzazione del ruolo delle donne, come quelle fatte da Cheryl Buchley, sarebbero auspicabili per ciascuno dei paesi del Mediterraneo.

Non potendo affrontare un’analisi di questo genere in questa sede, esponiamo la nostra argomentazione mediante alcuni statement.

1. “Quando cambiano le donne, cambia tutto. E le donne nel mondo arabo stanno cambiando in modo radicale.”

La frase della celebre scrittrice femminista Naomi Wolf (2011) da lo spunto per affermare che, nonostante le vicende politiche e le ideologie dominanti creino degli sbarramenti all’evoluzione delle cose, il mondo si rinnova continuamente, a volte con elementi inediti che sfuggono agli stereotipi.

Tra gli stereotipi prevalenti nel mondo occidentale sui paesi musulmani vi sono quelli riguardanti le donne: velate e sottomesse, esoticamente silenziose, rinchiuse dietro rigidi ruoli di genere.

Tutto ciò non corrisponde più alla realtà. La partecipazione delle donne ai moti del nord Africa dell’anno scorso ne ha dato prova, come il lavoro di molte donne arabe impegnate nel campo dell’arte.

Tra i più grandi cambiamenti avvenuti c’è quello dell’istruzione. Tra i paesi della costa Sud del Mediterraneo, la Tunisia è l’esempio più significativo di una politica di investimenti nell’istruzione (i più alti al mondo) che, avuto inizio nel 1956, ha ottenuto un notevole successo. Già nel 2000, circa il 92% dei bambini da sei a 12 anni frequentava la scuola. Grazie a questo cambiamento le donne in Tunisia costituiscono un segmento vitale della forza lavoro qualificata.

Due generazioni fa, solo una piccola minoranza delle figlie delle élite riceveva una formazione universitaria. Oggi, le donne rappresentano più della metà degli studenti nelle università egiziane e più del 60% in quelle iraniane (Esfandiari, 2003). Molti investimenti nell’istruzione sono stati fatti anche in Israele e Palestina.

Altro grande cambiamento è avvenuto nel campo dell’arte dove le donne rappresentano un movimento artistico indipendente e in crescita, e sono tra i più grandi mecenati e collezionisti del Medio Oriente. Attualmente, nel mondo arabo c’è un grande spazio per l’arte, per le esposizioni e il riconoscimento degli artisti: abbondano festival, incontri, concorsi, gallerie, aste pubbliche e vengono aperti nuovi musei come quelli di Abu Dhabi e del Qatar (voluto dalla Sheikha Mayassa Al Thani). Aumenta anche in occidente la curiosità per questo “sconosciuto”.

Nell’arte le donne trovano il terreno adatto per esprimersi liberamente, lottare contro gli stereotipi e iniziare una carriera anche da casa.

La vera arte è parte integrante del dialogo con la società e riformula la società dal suo interno. Per citare il critico Lucy R. Lippard (1995): “l’arte femminile non è uno stile … , ma un sistema di valori, un approccio rivoluzionario e uno stile di vita”.

Anche nel Mediterraneo, come è successo nel mondo anglosassone, il rinnovamento parte dall’arte e dal riconoscimento del lavoro delle donne e fa parte del movimento femminista. Come abbiamo appreso dalla storia, una volta educate le donne la tensione verso la democratica è difficile da arrestare.

2. C’è una connessione tra l’utilizzo delle ICT e la tensione verso la democrazia.

Abbiamo appreso dai media quanto sia stato importante il ruolo delle ICT (reti telefoniche, TV via cavo, Internet e social network) nei recenti moti del Nord Africa, sia per la diffusione dei modelli di vita occidentali sia come strumento della dissidenza. Esse hanno favorito una presa di coscienza del proprio essere nel mondo, stimolando il confronto tra le popolazioni della costa meridionale e quelle della costa settentrionale, con identità e stili di vita diversi.

La telefonia portatile è penetrata in tempi rapidissimi. E anche se da alcuni studi (condotti tra gli adolescenti) risulta che le ragazze si mostrano più refrattarie agli sviluppi tecnologici e agli apparecchi della tecnologia della comunicazione, oggi sempre più donne, interessate alla loro dimensione interattiva ed estetica, hanno accesso alle tecnologie e le utilizzano per entrare in contatto con persone geograficamente distanti (Virpi Oksman e Pirjo Rautiainen, 1997, p. 148) e per conoscere meglio le diverse facce del mondo.

In Medio Oriente le donne sono molto attive nei social network, con una partecipazione molto alta, circa il 70%, di cui il 34% si connette almeno 10 ore alla settimana durante il tempo libero (Qudoos, 2010) [4]. Cresce il desiderio di conversare, condividere informazioni e contenuti, raccontarsi sul web.

Le donne sono state tra le prime a utilizzare lo spazio virtuale come luogo di dissidenza. Sondès Ben Khalifa, giornalista a Radio Tunisienne e blogger dice: “Sono le nuove tecnologie ad aver dato loro la forza di combattere con gli uomini. Le hanno aiutate a comunicare, esprimersi più o meno liberamente. E i loro sforzi si sono tradotti in una reazione che da virtuale si è fatta reale” (Manfredi, 2011) [5].

Ehab el-Zelaky, giornalista egiziano del quotidiano indipendente Al-Masry Al-Youm ha affermato che “I moti del Maghreb hanno radici lontane … già dal 2004 si sono moltiplicate le voci dei dissidenti e delle minoranze sulla rete e tra queste quelle di molte donne … alcune blogger hanno cominciato a raccontare delle loro esperienze di vita alzando il velo sui tabù e reagendo all’omertà”. Su Internet le donne egiziane hanno cominciato a parlare in prima persona di omosessualità femminile e di violenza domestica.

I social media, per la natura stessa di questa tecnologia, attraverso i collegamenti che posso operare a livello di piccola e grande rete, consentono a uomini e donne di condividere il loro pensiero, comprendere le differenze, dialogare, dare voce ai pensieri e ai bisogni prima inespressi utilizzando diversi codici comunicativi. I social network facilitano e stimolano anche le donne a partecipare attivamente alla costruzione della società, della politica, della cultura in modo consapevole.

Come ha fatto notare Naomi Wolf (2011)[6] le donne, se non allenate al governo del potere, hanno spesso difficoltà alla leadership e alla protesta, come tradizionalmente viene concepita, perché questo comporta una tecnica “estranea” al corpo femminile, come stare in piedi d’innanzi ad un palcoscenico, un riflettore e attivare o sfidare la folla, alla maniera dell’attivista idealmente rappresentato come un uomo giovane, testa calda, con un megafono, proiezione del potere. Invece, i social network, e in particolare Facebook con la sua interfaccia, imitano il modo di vivere la realtà sociale delle donne, basata sulle relazioni tra le persone secondo connessioni che fungono anche da strumento di dominanza e di controllo.

“Su Facebook si può essere un semplice individuo ma anche un potente leader senza dover essere un’autorità o far valere il proprio dominio ma semplicemente creando un grande “noi”.“(Wolf, 2011).

3. Le nuove tecnologie producono nuovi modelli, nuovi sistemi e nuovi progetti.

Nel sistema delle comunicazioni sempre più fluido e in constante trasformazione sono molte le professioniste che sperimentano nuove modalità di affermazione e crescita professionale coniando strumenti e linguaggi nuovi, aprendo percorsi inediti in un processo di interazione personale di massa che si sta strutturando attorno al web sociale.

Pensiamo al fenomeno del crowdfunding. Questo è un mezzo per la ricerca di finanziamenti da utilizzare per lo start-up di progetti e idee imprenditoriali che utilizza la collaborazione di massa attraverso Internet. Il concetto non è sicuramente nuovo: ricordiamo la “colletta” praticata comunemente tra studenti o in chiesa per la beneficienza, oppure le tontines, cioè la modalità di microcredito auto-organizzato diffuso tra le donne del Nord-Africa per superare la difficoltà di accesso alla finanza, non avendo molto da offrire in termini di garanzia. Questa pratica è tipica delle comunità e delle associazioni nate spontaneamente sul comune interesse in cui i partecipanti, pagando una quota molto esigua, alimentano una cassa comune di cui ciclicamente dispongono per portare a termine iniziative e progetti.

Oggi nella rete aumenta il numero di piattaforme di crowdfunding specializzate per gli imprenditori della tecnologia, per il giornalismo e anche per le professioni creative e le arti (cinema, televisione, musica, fotografia, ecc.).

Questo strumento è particolarmente efficace per i progetti che difficilmente avrebbero l’appoggio istituzionale e di soggetti politici e che, grazie ad una raccolta fondi dal basso tra appassionati e persone che si interessano al progetto proposto sulla piattaforma, possono realizzarsi. Si forma così una società reale e partecipata, fuori dall’economia classica, che funziona su regole autonome.

La fotografa irachena Tamara Abdul Hadi ha presentato sulla piattaforma di crowdfunding per fotogiornalisti Emphas.is un interessante progetto: una vera e propria sfida degli stereotipi occidentali, quello che vede tutti gli uomini arabi come potenziali terroristi. Ha realizzato alcune foto di uomini arabi e le ha raccolte in una presentazione che offre uno sguardo sulla realtà da punti di vista inesplorati.

In Italia le scuole di design Naba e Domus Academy, quest’ultima una delle più prestigiose al mondo, hanno avviato una collaborazione con la piattaforma Eppela.

Il primo portale arabo di crowdfounding sarà lanciato il 2 luglio. Aflamnah – è questo il suo nome – vuole incoraggiare la proposta di progetti per il mondo arabo in diversi campi: cinema, televisione, arte, musica, fotografia e moda.

Secondo quanto afferma Vida Rizq, la principale fondatrice di Aflamnah, l’iniziativa vuole cambiare il modo di concepire la creatività nella regione e spera di incoraggiare una nuova generazione di registi, sviluppatori di software, artisti e designer a perseguire la loro passione e realizzare le loro idee.

4. Il Mediterraneo potrà essere sempre più raccontato attraverso la crescita di talenti, competenze idee e progetti. 

Marinella Ferrara, Politecnico di Milano, Dipartimento INDACO

httpv://www.youtube.com/watch?v=2NdBuJQhtOE

Bibliografia

Buckley, C. (1986, autumn). Made in Patriarchy: Toward a Feminist Analysis of Women and Design. Design Issues, Vol. 3, n. 2 pp. 3-14.

Esfandiari, G. (2003). Number of Female University Students Rising Dramatically in Iran [WWW page]. URL http://www.payvand.com/news/03/nov/1133.html.

Lippard, L. R. (1995). The Pink Glass Swan: Essays on Feminist. New York: The New Press.

Manfredi, A. (2011, marzo 15). Rete, blog e social media. Voci di donna dal web alla piazza. La Repubblica esteri. Estratto da http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/15/news/intervista_sondes_ben_khalifa-13634909/.

Merton, R.K. (1983). Teoria e struttura sociale. Bologna, IT: il Mulino.

Oksman, V. & Rautiainen, P. (1997). Il prolungamento della mano. Il rapporto di bambini e adolescenti col cellulare in Finlandia. In L. Fortunati, J. Katz, R. Riccini (Eds.), Corpo Futuro (pp. 144-154). Milano, IT: Franco Angeli.

Qudoos, M. (2010, giugno 14). Arab women score high in Internet use online. Khaleej Times online. Estratto da http://www.khaleejtimes.com/DisplayArticle08.asp?xfile=data/middleeast/2010/June/middleeast_June452.xml§ion=middleeast.

Footnotes    (↵ returns to text)
  1. Nel 2008, in occasione della mostra “Design and Elastic Mind” Paola Antonelli, curatrice della sezione design del MOMA di New York, ha affermato che il ruolo del design consiste “nell’afferrare” il senso dei cambiamenti in atto negli ambiti della scienza, della tecnologia, dei comportamenti sociali e tradurli in concept di progetto, riconducendo le acquisizioni alla dimensione umana e della vita quotidiana. Così uno dei compiti fondamentali del design è stare tra la rivoluzione e la vita quotidiana, e aiutare la gente a comprendere i cambiamenti.
  2. In altre occasioni è stato fatto. Vedi: Ferrara, M. (2009). “Donne dal Mediterraneo”, Disegno Industriale-Industrial Design. 40. 34-39.
  3. Pollock, G., (1982). “Vision, Voice and Power: Feminist Art History and Marxism” Block 6. Estratto da: Buckley, C. (1986).”Made in Patriarchy: Toward a Feminist Analysis of Women and Design” Design Issues, Vol. 3, N. 2 (Autumn, 1986), The MIT Press, p. 4. “Griselda Pollock has stated, a feminist approach is neither a side-issue nor a novel historical perspective – it is a central concern of contemporary design history. As she has pointed out, “we are involved in a contest for occupation of an ideologically strategic terrain.” ”
  4. Il giornalista di Khaleej Times, Mohammed Qudoos, riporta i dati di una ricerca condotta da YouGovSiraj nell’aprile del 2010, su commissione di anaZahra.com, portale dedicato alle donne arabe, creato dalla Abu Dhabi Media Company (ADMC). La ricerca è stata condotta per comprendere l’evoluzione dei comportamenti delle donne in Medio Oriente e per individuare in queste opportunità di dialogo, ha rivelato che “Arab women are highly involved in the social networking space, with Facebook ranking as the leading social networking site among Arab women: 91 per cent in Lebanon, followed by 80 per cent in Egypt, 78 per cent in the UAE, 70 per cent in Jordan, 68 per cent in Kuwait and Qatar each, 66 per cent in Bahrain, 64 per cent in Saudi Arabia, 55 per cent in Oman, and 45 per cent 
in Syria.” Cfr. Qudoos, M. (2010).“Arab women score high in Internet use”, Khaleej Times online, 14 giugno 2010, online su http://www.khaleejtimes.com/DisplayArticle08.asp?xfile=data/middleeast/2010/June/middleeast_June452.xml§ion=middleeast
  5. A. Manfredi, “Rete, blog e social media. Voci di donna dal web alla piazza”, La Repubblica, 15 marzo 2011, online su

    http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/15/news/intervista_sondes_ben_khalifa-13634909/

  6. Wolf , N. (2011). The Middle East Feminist Revolution [WWW page]. URL http://www.asafeworldforwomen.org/conflict/middle-east-peace/cp-general/603-the-middle-east-feminist-revolution-by-naomi-wolf.html.
About the author(s):

Architect MsD and PhD in Industrial Design, Marinella Ferrara is a senior researcher of Politecnico di Milano (Design Department) and an assistant professor at the Design School of the same institution. Her research are directed to the relationship between design and technological innovation. She is the author of several books and essays that link micro‐stories to the macrostructures for rethinking of the relationship between design and materials as a dynamics of the socio-technical innovation process.She is investigating in order to define the strategic role of design as driver for innovation trought interdisciplinary process. She has opened a personal focus on Mediterranean Design considered as emblematic expression of the contemporary geo‐political complessity. Other topics are: self-production design, relationship between design and crafts, the women’s Design in the mediterranean countries.

marinellaferrara@gmail.com

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