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Designers and future craftsman

Che il futuro sia artigiano, parafrasando il titolo di un recente libro scritto da Stefano Micelli, è ormai fuori discussione. La crisi strutturale che attanaglia non solo il nostro Paese, ma l’intero occidente capitalista, vede nel mondo artigiano una possibile via di fuga dall’asfittico sistema industriale, tarato per generare merce all’infinito senza alcuna propensione per rispondere in modo adeguato e aggiungerei, commisurato, ai reali bisogni delle persone. La crescita dell’interesse per l’artigianato è simile a ciò che sta succedendo nel mondo del food: ai sistemi di produzione standardizzata ed industrializzata su scala mondiale degli alimenti, che nasconde enormi perversioni tra cui l’impoverimento dei suoli e lo spreco di acqua, solo per citare due dei tanti effetti devastanti, si contrappone una nuova cultura alimentare fondata sul rispetto del lavoro contadino e delle risorse naturali del pianeta.
Animato da questi pensieri, nel dicembre del 2011 disegnai una serie di mobili e complementi, tutti schierati su di un’unica linea, come attori sulla ribalta al momento del commiato dal pubblico.
Questo insieme di oggetti rappresentava la mia visione di un sistema d’arredo ispirato alla cultura italiana dell’abitare. Si trattava del primo nucleo di prodotti di una collezione che avrei denominato “interno italiano”. Con quell’esercizio ideale intendevo denunciare l’assenza, nella variegata proposta merceologica esistente sul mercato, di un progetto unitario dello scenario domestico italiano che non fosse da una parte, appiattito su un generico stile internazionale, dall’altro contaminato da certi ingombranti eccessi che rendono incomprensibile ai più il design contemporaneo.
L’esercizio teorico praticato è stato quindi distillare un ipotetico “modo italiano” del progetto di interni.
Ho così definito che gli oggetti di interno italiano avrebbero dovuto essere immediatamente intuibili nella funzione, afferenti all’archetipo, tendenti alla monomatericità, e ispirare un concetto di diffusa semplicità. Un rimando al tema della classicità e una sottile vena d’ironia, che da sempre accompagna il progetto d’arredo italiano, sarebbero stati altri elementi ispiratori del progetto. Infine i materiali impiegati avrebbero dovuto essere coerenti e rispettosi della tradizione produttiva del nostro artigianato del mobile, e scelti in base a una tipicità e disponibilità locale.
Ma Interno italiano non è solo il nome di un progetto, seppur complesso e articolato, formulato dal nostro studio. Contemporaneamente alla generazione delle idee abbiamo cercato fortemente un rapporto solidale con una rete produttiva fatta da laboratori artigiani, una vera e propria fabbrica diffusa in cui abbiamo allocato i nostri progetti affinché potessero crescere e maturare alla luce della sapienza costruttiva che solo quelle botteghe artigiane sanno esprimere. C’è parso chiaro sin dall’inizio che l’apporto dato dagli artigiani non poteva essere solo un completamento esecutivo del nostro progettare. Senza la loro competenza e capacità unica di trasformare la materia ogni nostro sforzo sarebbe rimasto sulla carta. Per ribadire questo loro ruolo primario abbiamo deciso che il nome di ogni singolo artigiano sarebbe stato messo in evidenza come co-autore dell’elemento della collezione da lui realizzato.
Interno italiano è dunque un sistema di progettazione e produzione di mobili e complementi d’arredo ad alto contenuto artigianale che si avvale della rete internet per aprire una vetrina virtuale sul mercato globale. Il risultato è una (prima) serie di oggetti d’arredo che mi piace definire “felici” perché nati da un’azione paritetica di un designer che li ha progettati e di un artigiano che li ha realizzati con passione. Sono liberi da vincoli economici che impongono moltiplicatori di costo perché non prevedono di essere distribuiti nei classici punti vendita, potendo così arrivare sul mercato a un giusto prezzo, equivalente all’effettivo valore del lavoro di chi ha ideato e realizzato il singolo oggetto.
Interno italiano è infine il luogo dove competenze professionali di grande valore si incontrano e contribuiscono a rendere speciale questa piccola produzione d’arredo: dalle foto di Max Rommel realizzate per il catalogo e il sito internet sino al prezioso progetto di identità visiva di Leonardo Sonnoli. Nel tempo Interno italiano dovrà divenire, nei miei pensieri, una palestra progettuale che si avvarrà dell’opera di bravi progettisti affinché “la virtuosa contaminazione tra lavoro artigiano ed economia globale” profetizzata da Stefano Micelli, possa arricchirsi dell’insostituibile contributo del design italiano.
References
Micelli S. (2011). Futuro Artigiano. Milano: La Feltrinelli

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