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Design and Entrepreneurship: Palermo in the Liberty age

Abstract: Siamo a Palermo, 1899, due figure rilevanti, come quelle di Ernesto Basile e Vittorio Ducrot, in due ambiti lavorativi che sembrano distanti s'incontrano e scontrano, creando uno tra i primi sodalizi in Italia, tra la figura del designer e quella dell’imprenditore. Ai modelli stilistici passati si contrappone ora l’ispirazione alla natura: la forza organica vegetale diviene il modello dello sviluppo della linea ornamentale.

Tra la fine del 1800 e i primi del Novecento, la città di Palermo vive in un clima di particolare vivacità sia economica  e culturale. Le famiglie con interessi imprenditoriali a Palermo erano i Florio e i Whitaker, ma la città accolse anche altri personaggi del panorama culturale ed economico, come artisti e intellettuali. Molti artigiani, decoratori, fabbri, mosaicisti e vetrai saranno chiamati a inserire negli edifici le proprie opere, in accordo al diffondersi di un nuovo gusto che presto si adotterà in architettura: il Liberty. Sia gli oggetti d’arredo sia i mobili erano molto richiesti, non solo dall’aristocrazia e dalla borghesia palermitana del tempo, ma anche per l’arredo degli alberghi e degli edifici pubblici.

Ciò evidenzia ancora di più che il clima di vivacità economica che si era instaurato nella Palermo di allora, non era solo merito della presenza di figure imprenditoriali, ma anche frutto delle spinte artistiche che garantivano la produzione di oggetti con ottimi materiali.

Dato l’ampliarsi e il differenziarsi delle richieste della committenza, insieme al desiderio e al piacere di circondarsi di arredi e oggetti appartenenti a questa nuova tendenza artistica qual era il Liberty, si può notare il proliferare, tra fine Ottocento e nei primi decenni del Novecento, di laboratori artistico-artigianali che si avviano verso una produzione differente, non più legata alla committenza elitaria dell’aristocrazia o dell’alta-borghesia, bensì pronti ad aprirsi alla produzione seriale industriale fino ad ora osteggiata.

Da qui la necessità dei piccoli laboratori di creare nuove sedi di lavoro, le officine, per aumentare la produzione, ma soprattutto il bisogno di lasciarsi affiancare da alcuni dei maggiori esponenti tra le figure artistiche e intellettuali del periodo. Così nasce la collaborazione dell’artista che diventa designer e dell’artigiano, capo di laboratorio, che si evolve diventando imprenditore.

La Palermitana C. Golia & C. Studio – Ducrot, è tra i primi laboratori artistico-artigianali a divenire una vera e propria impresa commerciale e ad aderire al nuovo linguaggio moderno per la produzione di mobili, godendo della collaborazione dell’illustre architetto Ernesto Basile ma anche di tante altre personalità di spicco dell’epoca.

Il rapporto di collaborazione che bisogna prendere in analisi è dunque quello fra Ernesto Basile, architetto, e Vittorio Ducrot, erede della già citata C. Golia & C. Studio.

Tale relazione si instaurerà effettivamente quando la C. Golia & C. Studio verrà gestita unicamente da Vittorio Ducrot, che trasformerà il laboratorio artigianale, attraverso diverse fasi di crescita, in una moderna industria produttrice di mobili e arredi.

Il risultato di tale rapporto è dovuto anche alle forti personalità dei due protagonisti e alle loro esperienze. Era il 1899, la C. Golia & C. Studio, esegue gli arredi del Grand Hotel Villa Igiea a Palermo con Ernesto Basile, instaurando così una collaborazione stabile non più legata a fatti occasionali (come la realizzazione e progettazione degli arredi per la Contessa Francavilla nel 1898, come testimonia una lettera dello stesso Basile).

Tale collaborazione costituisce una nuova esperienza secondo la quale sia la progettazione di arredi e di mobili, sia la grafica e la creazione di oggetti d’arte decorativa, saranno legate al rinnovamento

tecnologico e formale, oltre che all’espansione del mercato.

Gli arredi del Grand Hotel Villa Igiea costituiscono quindi il banco di prova del binomio Basile-Ducrot, pertanto negli ambienti di rappresentanza, progettati da Ernesto Basile, si registra una precisa innovazione formale, come nella hall o nella sala da pranzo, in cui gli arredi scaturiscono da una visione unitaria dello spazio, in relazione al quale gli affreschi realizzati da Ettore De Maria Bergler hanno il ruolo di unificare l’ambiente.

Villa Igiea sarà rappresentativa di quel periodo per essere uno tra i modelli migliori di grande albergo, ospiterà riunioni e feste mondane per una cerchia oligarchica di assidui frequentatori.

La ricerca di integrità formale, e del creare per Basile un’opera d’arte totale, unificando gli spazi domestici e gli elementi che compongono gli ambienti, caratterizza la progettazione degli interni del Villino Florio, in relazione ai quali Basile, “ha modo di verificare il potenziale esecutivo della Ducrot che, coerentemente con le istanze di rinnovamente nel settore dell’arredo postulate dalla cultura moderna, si dimostra rivolto a tutti i campi di arte applicata.” (Sessa, 1981, p. 13)

Commissionato da Ignazio e Franca Florio nel 1899, il Villino Florio è realizzato e definito negli apparati decorativi esterni e interni tra il 1900 e il 1902, lo stesso presenta una struttura articolata sui vari piani prospettici, gli interni costituiti dai singoli ambienti, che sembrano quasi comunicanti tra loro, sono riconducibili all’intenzione di unitarietà voluta dal Basile.

Gli arredi del villino Florio sono analoghi ai modelli che Basile e Ducrot presenteranno all’Esposizione d’Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902 e all’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 1903.

“Nell’ambito della ricerca basiliana di un nuovo sistema di architettura, l’ordinamento compositivo del villino Florio, con i suoi gradi di flessibilità al molteplice tuttavia garanti di omogeneità. Rappresenta il raggiungimento del primo coerente stadio di maturità moderna. L’opera nonostante la variata articolazione delle sue quattro elevazioni, non dissimula la logica dell’assetto geometrico d’impianto, ordinato secondo precisi rapporti dimensionali, a onta delle attribuzioni al filone immaginario tardoromantico a cui guarda lo stesso Raffaele Savarese, che dedica al villino Florio, e agli intenti programmatici di Basile, il suo lungo saggio Arte Nuova Italiana.” (Sessa, 2002, p. 181)

Come il Salone degli Specchi di Villa Igiea, il Villino Florio rappresenta un unicum per trama estetica di esterni e interni che non accetta repliche o riedizioni, e sarà per questo la base di partenza per Basile di tutti i suoi lavori futuri.

Con la partecipazione insieme a Vittorio Ducrot, all’Esposizione di Torino del 1902, anche per quanto riguarda il salto industriale della fabbrica, possiamo notare nella realizzazione dei mobili un particolare momento di maturazione per la cultura dell’arredo.

L’affiancamento degli anni successivi tra Basile e Ducrot, permetterà comunque a quest’ultimo di prendere scelte distanti dagli orientamenti basiliani, anche perché ciò che avvantaggiò tale binomio

è la determinazione di Ducrot nella scelta dei migliori materiali e della successiva lavorazione tecnica all’avanguardia che permetterà il rinnovamento e l’espansione della ditta sul mercato palermitano.

Come già accennato precedentemente, Basile si occupò oltre che della progettazione di arredi, anche della grafica per l’azienda, della realizzazione dei locali e delle esposizioni di vendita.

É il 1903 quando realizza la sezione “Napoli e Sicilia” alla V Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, dove espone gli arredi da lui progettati e realizzati con Ducrot, nei quali si noterà la trasformazione degli elementi decorativi, in quanto non vi è più somiglianza con la celebre stanza da lavoro in quercia del 1902, bensì la presenza di elementi fitomorfi, l’esuberanza decorativa di

ispirazione naturale, darà vita ad un organicismo vitalistico che diverrà “promotore della nascita dell’Arte Nuova italiana […]”. (Sessa, 2002, p. 247)

Vittorio Ducrot non essendo un operatore del settore, non disegnando e realizzando ciò che produce, da questa collaborazione e partecipazione alle Esposizioni tra il 1902 e il 1903 ne trarrà

tantissimi benefici, in quanto riceverà diverse centinaia di ordinativi da tutta Italia in base ai pezzi esposti a Torino e a Venezia, che porteranno alla quadruplicazione dell’utile netto dell’impresa.

Tra il 1905 e il 1907, Basile formulerà una nuova combinazione estetica, che riguarderà i progetti per la fronte principale del palazzo dell’Esposizione Internazionale di Venezia e per l’ampliamento della sede della Cassa di Risparmio a Palermo, dove nella prima esporrà anche gli arredi da lui progettati, e nella seconda si occuperà sì dell’architettura ma realizzerà sempre con Ducrot, l’intero arredo d’interni. Il lavoro svolto nelle Officine Ducrot veniva integrato dalla collaborazione con altre aziende nazionali, quali l’Opificio Serico di San Leucio per le stoffe, le maioliche della Figulina Artistica Meridionale di Napoli, ferri battuti dell’officina napoletana di Angiolo Grasso, per garantire così una degna cornice ai lavori di pittura e scultura di G. Enea e E. De Maria Bergler.

É contemporanea la realizzazione di Casa Basile o Villino Ida (dal nome della consorte di Ernesto Basile), progettata interamente da lui, che verrà arredata dalla ditta Ducrot.

Villino Basile sito in via Siracusa, angolo via Villafranca, a Palermo, rivela ancora i principi della progettazione integrale e dell’unità stilistica, anche nella realizzazione degli arredi secondo le nuove concezioni del comfort moderno, ma senza mutare le caratteristiche principali dell’abitare mediterraneo e del cromatismo tipico isolano.

In Casa Basile si riscontrerà un senso di sacralità nella disposizione della stanze oltre che degli arredi, come si può notare dalla collocazione della sala da pranzo nell’area più riservata della casa, i mobili Ducrot della stanza in questione sono della stessa serie di quelli esposti a Milano nel 1906, con intagli a forma di polipi e crostacei. La casa ospitava anche il nucleo lavorativo di Basile, ovvero i suoi studi e gli archivi professionali, il tutto era arredato con tavoli da disegno ed alte librerie, i mobili appartenevano alla serie “Tipo Torino”.

La casa dunque rispondeva alla sua logica di settorializzazione funzionale, il seminterrato destinato ai servizi, in corrispondenza al nucleo dello studio professionale e degli archivi e ancora gli ambienti di ricevimento che affacciavano sul prospetto di via Siracusa, mentre il nucleo interno, con cortile, accoglieva la sala da pranzo con annessi i disimpegni e la scala che andava al piano superiore con le stanze da letto.

Nel biennio 1906-1907 , si ha l’ennesimo cambiamento legato alla progettazione e produzione di arredi per la Ducrot, , Basile viene contattato per la realizzazione della nuova Aula del Parlamento e

ampliamento del palazzo di Montecitorio a Roma , la ditta viene scelta dalla commissione artistica del Parlamento Italiano come esecutrice degli arredi per il palazzo di Montecitorio; essi ripiegheranno dunque la scelta su degli “stili illustri” visto il “grande incarico”. Contemporaneamente la Ducrot riceverà il premio del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio per la realizzazione degli arredi del Caffè Faraglia di Roma, tali arredi costituiranno

l’ennesima tipizzazione definita dunque “Faraglia”.

L’aver scelto le formule moderniste rivisitate in modo illustre nell’ambito degli incarichi istituzionali è certamente una vittoria significativa del binomio Basile-Ducrot.

Il palazzo di Montecitorio per architettura e arredi è specchio del ritrovarsi dei migliori esempi della collaborazione tra Basile e Ducrot, presenta splendidi rivestimenti nei prospetti esterni, con finestre

architravate, interni con rivestimenti lignei che sottolineano la regola geometrica e ancora l’inserimento di elementi classicheggianti come le colonne della sala del Consiglio che richiamano per accostamenti cromatici quelle che vi sono nelle gallerie secondarie e in tutte le altre sale di riunione del palazzo di Montecitorio.

É il 9 marzo 1907, quando la ditta Ducrot viene ufficialmente registrata alla Borsa di Milano con il nome “Ducrot Mobili e Arti Decorative, Società Anonima per Azioni”. Tra i primi azionisti figuravano, gli altri collaboratori storici, come Antonio Ugo ed Ettore de Maria Bergler.

Passano due anni e il binomio Basile – Ducrot è riproposto negli arredi presentati per la sala delle “Bellezze Siciliane” alla VII Biennale di Venezia del 1909, la ripresa classicheggiante di Montecitorio, la ritroviamo nei raffinati intagli, nelle dorature, dalle applicazioni in ottone, dalle laccature e dalle pitture “Vernis Marin”. Basile progetta dunque mobili massicci, compatti, nei quali compaiono in chiave modernista: festoni, volute, modanature, fregi e altri dettagli.

Si potrebbe equivocare vista la resa dei mobili presentati, un ritorno degli arredi in stile, forse perchè i disegnatori della Ducrot, nel periodo a venire, interpreteranno diversamente i suggerimenti dati dal Basile e la sua progettazione incentrata su piani e volumi sovrapposti quasi rigidamente; ciò segnerà il declino della Ducrot di lì a qualche anno e la fine della collaborazione con Basile.

Tale binomio si sciolse, in quanto, negli anni a venire, gli stabilimenti Ducrot si avviavano a diventare un grosso concentramento produttivo, nel quale fu necessario imporre scelte e strategie differenti, vista la nuova decadenza cittadina e il flusso migratorio degli isolani, alle porte ormai del primo grande conflitto mondiale.

Ducrot operò una riconversione delle Officine, tra il 1915 e il 1918, potenziando i depositi di legnami, aggiungendo alcuni impianti, ma confermando l’organizzazione produttiva, e tramutando gli stabilimenti di via P. Gili in sede di produzione di caccia bombardieri.

Tale fenomeno di “adattamento industriale” della Ducrot risultò facile per l’alto patrimonio tecnologico e l’avanzata flessibilità organizzativa.

Quando negli anni venti, cessata la richiesta di idrovolanti, si fece sentire il desiderio di tornare alla produzione d’arredi, le difficoltà non furono poche soprattutto relativamente all’assenza dei collaboratori storici e al cambio di committenza.

Possiamo dunque attribuire il cessare di tale collaborazione e il suo successo, al movimento di rinnovamento continuo di costumi e del gusto della civiltà occidentale.

Il binomio Basile – Ducrot nel decennio 1899-1909, segna l’affermarsi di una nuova qualità moderna d’arredo e di tutti i lavori artistici, contemporaneamente alla nascita dell’applicazione di specializzazione nei primi cicli industriali di produzione.

Bibliografia

Sessa, E. (1981).  Mobili e arredi di Ernesto Basile nella produzione Ducrot. Palermo: Novecento.

Sessa, E. (1989). Ducrot: mobili e arti decorative. Palermo: Novecento.

Sessa, E. (2002). Ernesto Basile: dall’eclettismo classicista al modernismo. Palermo: Novecento.

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